Falò acceso in un giardino illuminato da luci a stringa durante la cena per i 20 anni del Centro OIDA, dove Laura Mazzarelli ha letto la fiaba dedicata a Debora di Jorio

Il cuore oltre la cattedra: il mio cammino di gratitudine verso il Centro OIDA

In che modo la fiaba di Laura Mazzarelli esprime la visione del Centro OIDA?

La fiaba scritta da Laura Mazzarelli per il Centro Oida celebra l’essenza del suo approccio, dove la scienza si unisce alla profondità della relazione umana. Questo racconto, nato come omaggio per l’evento del 12 giugno, fotografa un’alleanza professionale che evolve verso la neuropedagogia e si proietta verso il grande convegno del 30 ottobre 2026: il cervello emotivo.

Due strade, una sola scintilla: io e Debora, la custode del Fuoco

Anni fa sedevo tra i banchi del Centro OIDA come studentessa del Master in Neuropedagogia dei processi cognitivi, mossa dal desiderio profondo di non separare mai il sapere dalla Vita. Lì ho incontrato Debora di Jorio. Lì è cambiato radicalmente il mio modo di guardare l’essere umano. Mi sono formata su quel percorso che da vent’anni costituisce la colonna portante di questa realtà formativa; oggi esso esprime la sua massima evoluzione scientifica nell’approccio ONE (Orientamento Neurobiologico Evolutivo), una visione che applico quotidianamente nel mio lavoro.

Oggi io e Debora Di Jorio camminiamo insieme sulla strada di una pedagogia consapevole. Quando mi ha invitata a intervenire con la mia testimonianza all’evento per celebrare i 20 anni del Centro OIDA – una cornice intima riservata in un antico casale vicino a Napoli – mi sono chiesta per giorni come avrei potuto rendere omaggio ad una visione dell’umano così potente.

La risposta è arrivata attingendo al cuore della mia professione. Ho scelto un racconto simbolico, uno strumento per tradurre la complessità in luce, per parlare al cuore attraverso i simboli. Volevo dare forma alla gratitudine di aver vissuto quel Master e di aver trovato in lei una vera maestra, la Custode del Fuoco, che ogni pedagogista deve alimentare e curare. Durante quella magica cena all’aperto nel giardino illuminato, ho condiviso con tutti i presenti questo dono.

Eccolo anche per voi:

C’era una volta e c’è ancora una grande pianura attraversata dal vento. Era una pianura abitata da viandanti.

Alcuni camminavano veloci, senza sapere bene quale fosse la loro meta. Altri si fermavano spesso, abbagliati da luci improvvise. Altri ancora portavano con sé domande così grandi che non trovavano posto nelle loro tasche. Alcuni invece cercavano un luogo in cui il sapere non fosse separato dalla Vita.

Avevano incontrato molti luoghi lungo il loro cammino, luoghi pieni di risposte immediate, luoghi dove si imparava cosa pensare, ma raramente come guardare, luoghi colmi di definizioni e luoghi in cui la complessità dell’essere veniva superficialmente ridotta. Alcuni viandanti sentivano nei loro cuori che qualcosa mancava.

Finché, un giorno, giunti al limitare della pianura, accanto alle prime querce del rigoglioso bosco, apparve loro una casa. Era viva, aveva porte aperte e finestre piene di luce, ma ciò che più la rendeva attraente era il fuoco che ardeva al suo interno. Una fiamma calma, alimentata da studio, ricerca, dialogo e cura.

Qualche viandante decise di fermarsi lì per qualche tempo e si accorse che intorno a quel fuoco imparava a formulare domande più profonde. Nelle fredde notti d’inverno ci si sedeva attorno a quelle fiamme. Ascoltavano, studiavano, rileggevano la propria esperienza alla luce di nuove conoscenze, scoprivano un nuovo sguardo sull’essere umano. Imparavano la preziosità delle relazioni e si impegnavano a prendersene cura. Volevano diventare testimoni di ciò che apprendevano.

Molti di loro si chiedevano chi avesse acceso quel fuoco. Perché ogni luce ha un’origine e nasce dal desiderio di qualcuno che ha dato dimora a un pensiero.

La leggenda narrava che, molti anni prima, una donna aveva iniziato a percorrere la pianura. Era una viandante anche lei. Quando si chinava ad alimentare il fuoco, la piccola pietra blu che portava al collo catturava la luce delle fiamme. Quell’amuleto le ricordava il colore del cielo della notte quando l’anima si apre a contemplare le stelle, ed era come il colore del mare che invita ad andare più in profondità, dove cantano le conchiglie nel silenzio. Per questo lei la portava sempre con sé.

Camminava accompagnata da libri e quaderni sul sentiero della meraviglia dell’Essere.

Mentre molti cercavano risposte veloci, lei sostava nelle domande complesse. Sapeva far dialogare saperi e discipline; quando altri osservavano soltanto i comportamenti, lei cercava la trama invisibile che rendeva comprensibile lo sviluppo umano. Aveva una qualità rara: ogni volta che la sua conoscenza si arricchiva, lei sapeva donarla. La offriva al fuoco affinché potesse diventare luce condivisa.

Così, lentamente, quel fuoco crebbe. E attorno ad esso nacque la casa.

Molti iniziarono a chiamarla la Custode del Fuoco, perché aveva scelto di proteggerlo, nutrirlo e mantenerlo vivo, anche quando nessuno ancora ne riconosceva il valore. O quando i viandanti tornavano a scaldarsi dopo il loro pellegrinare.

Con il tempo, la casa accolse sempre più persone, alcuni erano solo di passaggio, altri scelsero di trattenersi, di condividere il loro sapere e la loro esperienza. Chi arrivava con strumenti e concetti, ripartiva con uno sguardo nuovo. Chi giungeva con esperienza frammentata, si incamminava con una visione più ampia. Chi vantava risposte da applicare, scopriva domande da abitare.

Intorno a quel fuoco lo studio delle scienze si univa al potere della relazione per diventare pratica consapevole nel mondo.

I viandanti che erano passati da quella casa tornavano nei loro paesi e lì continuavano a nutrire ciò che avevano imparato. Lentamente, la luce della casa iniziò a viaggiare attraverso quelle persone.

Passarono venti lunghi anni ed arrivò la notte della gratitudine.

La casetta era ancora lì. Molte stanze si erano aggiunte, nuovi dettagli ne avevano arricchito gli angoli, ed ora era circondata da un grande giardino. Ma il suo centro era lo stesso: il fuoco che ancora continuava ad ardere.

Da lontano si udì una domanda: «Qual è il segreto di questa casa?»

E per un momento tutti rimasero sorpresi, prima bisbigliarono, poi i loro occhi si posarono sul fuoco che da tanti anni continuava ad ardere. E infine scese il silenzio.

Osservarono reciprocamente i loro volti raccolti attorno alle fiamme. I viandanti appena arrivati, quelli che avevano scelto di fermarsi, quelli che erano partiti e ritornati molte volte, quelli che lì, da tempo, condividevano il loro sapere.

Fu grazie alla potenza di quegli sguardi che accadde qualcosa. I viandanti compresero che la luce di quel fuoco aveva viaggiato, aveva attraversato strade, città, boschi, villaggi… aveva continuato a vivere e ciascuno di loro portava con sé una piccola scintilla, che trova il suo profondo e autentico significato soltanto quando illumina il cammino di un altro.

E allora compresero anche il segreto della casa. Non era fatta di mura, non era fatta di libri, non era fatta neppure del fuoco. La casa era fatta da tutti loro, quelle persone che, da vent’anni, continuavano a portare quella luce nel mondo.

In quel momento la Custode del Fuoco sorrise in silenzio. La piccola pietra blu che portava al collo catturò la luce delle fiamme e brillò anch’essa per un istante, insieme a loro.

Laura

Una visione che si espande: dalla fiaba alle neuroscienze

Questa storia esprime la necessità profonda di evolvere verso un modo più ampio di fare educazione. La neuropedagogia ci dimostra un fatto chiaro. Non possiamo più limitarci ad osservare gli effetti dei comportamenti. Attraverso la sinergia nata con Debora, il mio lavoro si arricchisce quotidianamente. Questa unità d’intenti unisce il rigore scientifico alla responsabilità della relazione. Non si tratta di applicare regole astratte, ma di abitare le domande complesse dello sviluppo umano.

Oltre il nozionismo: Integrare la biologia del sistema nervoso con la Cura dell’anima. La forza della relazione: Permettere alla scintilla dell’apprendimento di viaggiare attraverso la condivisione.
Adattare l’insegnamento: Aprirsi alle scoperte sul cervello emotivo per guidare gli studenti, gli insegnanti, gli educatori di oggi.

I nostri progetti: i webinar gratuiti del 2026 e del 2027

L’alleanza nata tra le mura di quel casale si traduce in azioni concrete. Vogliamo supportare attivamente la comunità educante. In questo intenso 2026, io e Debora abbiamo unito le forze. Abbiamo proposto una serie di webinar gratuiti, pensati per diffondere questa visione integrata della neurobiologia evolutiva. La bellezza di questo cammino comune è che non si ferma. Forti del riscontro di questi mesi, stiamo già tracciando la rotta. Programmando infatti i nuovi cicli di webinar gratuiti per il 2027. L’obiettivo resta espandere sempre di più questo paradigma pedagogico.

Il punto d’incontro più importante di questo percorso ci attende il 30 ottobre 2026. È la data del Convegno Nazionale “Il Cervello Emotivo”. Sarà l’occasione per raccogliersi tutti insieme, addetti ai lavori e professionisti. Attraverso il contributo di professionisti autorevoli condivideremo le nostre esperienze per dare nuova linfa alla pedagogia del nostro Paese. Trovate tutte le informazioni per iscrivervi e partecipare sul sito ufficiale del Centro OIDA.

 

FAQ sulla collaborazione e l’Approccio ONE

Qual è il significato della fiaba scritta da Laura Mazzarelli?

La fiaba celebra i vent’anni di attività del Centro OIDA e la figura della sua fondatrice, Debora di Jorio. Attraverso la metafora della “Custode del Fuoco”, racconta il valore della sosta nelle domande complesse e l’unione profonda tra lo studio scientifico e l’empatia relazionale.

Come si uniscono la neuropedagogia nel lavoro pedagogico di Laura Mazzarelli?

L’unione si realizza portando nel setting quotidiano l’approccio ONE (Orientamento Neurobiologico Evolutivo). Questo approccio, approfondito durante il Master, permette di strutturare interventi educativi che rispettano lo sviluppo biologico e le dinamiche del cervello emotivo degli studenti.

Dove si terrà il Convegno Nazionale del 30 ottobre 2026?

Il Convegno Nazionale sul Cervello Emotivo si terrà il 30 ottobre 2026 e raccoglierà le evidenze scientifiche di 5 relatori di eccellenza. L’evento è dedicato a tutti gli operatori della cura e dell’insegnamento; i dettagli logistici sono consultabili sul sito del Centro OIDA.

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