Cos’è la disregolazione emotiva e come supportare i bambini?
La disregolazione emotiva è un’interruzione dell’equilibrio interno che si manifesta con risposte comportamentali intense, come urla o lanci di oggetti. Per supportare i bambini, l’adulto deve fungere da “regolatore esterno”, mantenendo la calma e aiutando il piccolo a dare un nome alle emozioni, poiché il cervello infantile non possiede ancora le competenze razionali per autoregolarsi da solo.
Che cos’è la disregolazione emotiva
L’essere umano, prima di arrivare all’autoregolazione — un’acquisizione complessa che richiede tempo e maturazione neurologica — deve passare attraverso una regolazione che parte dalla relazione con l’adulto di riferimento.
La disregolazione emotiva si manifesta quando il bambino non comprende cosa gli stia succedendo: l’emozione lo attraversa con una forza tale da rompere l’equilibrio tra mente, corpo e ambiente. Non avendo ancora sviluppato una competenza cognitiva e verbale adeguata, il piccolo utilizza il corpo come strumento per manifestare il suo disagio:
- Manifestazioni attive: Urla, lancia oggetti, si butta per terra, picchia, morde.
- Manifestazioni passive: Isolamento, disconnessione, blocchi verbali o movimenti non fluidi.
Queste non sono “monellerie” o “capricci”, ma modalità che il bambino utilizza per attraversare stati emotivi troppo intensi che non ha ancora imparato a gestire in autonomia.
Cause della disregolazione: dallo stress fisiologico ai “terribili due”
Le cause variano profondamente in base all’età e allo sviluppo del sistema nervoso:
Il primo anno (0-1 anno)
In questa fase, lo stress è prevalentemente fisiologico: fame, sonno, dolore o cambiamenti di temperatura. Il pianto è lo strumento di manifestazione. Qui, la sintonia dell’adulto è tutto: uno sguardo, una carezza o un tono di voce pacato creano quella “danza interattiva” che getta le basi della serenità futura. È fondamentale rispondere prontamente al bisogno del bambino per evitare che lo stress diventi eccessivo e influisca sul successivo sviluppo emotivo.
Dai 2 anni: la fase dell’affermazione
Intorno ai due anni inizia il periodo dei cosiddetti “terribili due”. Il bambino vive l’emozione in modo esasperato perché vuole manifestare la sua identità (le sue tre famose parole sono “io, mio, no”). La frustrazione nasce dal divario tra il desiderio di ottenere qualcosa e il limite imposto dall’adulto: è qui che nascono le grandi crisi emotive che richiedono nuove strategie educative.
Il ruolo dell’adulto e il “marcatore somatico”
Secondo le neuroscienze, l’adulto ha il compito di creare un marcatore somatico funzionale. Si tratta di una sorta di “solco” mnemonico: più riusciamo a rispondere adeguatamente alla crisi, più il bambino interiorizza che può vivere un’emozione forte senza “frantumarsi” interiormente.
Se l’adulto ha paura dell’emozione o cerca solo di “sedarla” (magari con distrazioni o minacce), il bambino non imparerà mai a comprenderla. Se invece lo accompagniamo, il bambino capisce che:
- Esiste un’emozione forte.
- Essa si manifesta attraverso una manifestazione fisica (battito cardiaco accelerato, rossore, comportamenti fisici).
- Lui non è quell’emozione, ma la può attraversare e superare.
Emozione e cognizione: come la relazione plasma il cervello
La neuropedagogia ci insegna che non possiamo separare l’aspetto emotivo da quello cognitivo. Un esempio pratico:
- Scenario Positivo: Il bambino non riesce a versare l’acqua e si rovescia. L’adulto dice: «Ci sei rimasto male, vero? Vieni, riproviamo insieme, guarda come faccio io». Risultato: il bambino prova e riesce e si crea un marcatore somatico di efficacia. La prossima volta, il bambino saprà di poter gestire la difficoltà.
- Scenario Negativo: L’adulto dice: «Sei troppo piccolo, lascia perdere, guarda che disastro! Lo faccio io». Risultato: Il bambino interiorizza un senso di inadeguatezza. Davanti a una nuova sfida, proverà paura e fuggirà.
L’impatto delle nostre azioni educative va letteralmente a plasmare il cervello del bambino, influenzando le sue azioni e le sue capacità di scelte future.
Dott.ssa Laura Mazzarelli, Pedagogista
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Tratto dall’articolo “La disregolazione emotiva nei bambini” apparso su nostrofiglio.it
FAQ – Domande frequenti sulla disregolazione emotiva
Nella maggior parte dei casi, no. Si tratta di una fase fisiologica dello sviluppo in cui il cervello non è ancora in grado di autoregolarsi. Diventa un aspetto da indagare con uno specialista solo se le manifestazioni sono estreme, persistenti e interferiscono gravemente con la vita quotidiana.
La strategia migliore è la presenza calma. Resta vicino al bambino per garantirgli sicurezza fisica, evita di urlare o spiegare concetti logici durante la crisi (il cervello in quel momento non può ascoltare) e offri contenimento emotivo quando l’intensità emotiva diminuisce.




