I bambini che non salutano: cosa fare? Tuo figlio non saluta o non dice grazie? Scopri i consigli della pedagogista Laura Mazzarelli per gestire la questione con esempio e senza forzature.

I Bambini che non Salutano e non dicono Grazie: Consigli Pedagogici

Cosa fare se i bambini non vogliono salutare o dire grazie?
Se un bambino non saluta, è fondamentale non forzarlo o sgridarlo davanti agli altri. Io suggerisco di dare l’esempio salutando noi per primi e di accogliere la timidezza o l’emozione del bambino. Forzare un saluto trasforma un atto di cortesia in un’imposizione, minando l’autenticità della relazione e l’apprendimento spontaneo della gratitudine.

La conquista del saluto a partire dal valore dell’esempio

Spesso i bambini non salutano, non ringraziano e la conseguenza immediata è che il genitore si senta giudicato. Del resto, nella visione comune, queste sono “le basi” dell’educazione. Ma siamo sicuri che la buona educazione passi solo attraverso l’obbligo di far pronunciare una parola?

Vi racconto un breve aneddoto della mia esperienza sul campo. Insegnavo alla Scuola dell’Infanzia e avevo una classe di bambini di 3 anni. Un bimbo mi chiese dell’acqua e io, guardandolo, incalzai: “Per… peeer …. per….”. Lui mi guardò e rispose candidamente: “PER ME!”.

In quel momento capii che avevo “toppato” in pieno. Nella sua risposta c’era tutta la sua innocenza e, di riflesso, la mia piccolezza nella pretesa adulta di un “per favore” forzato.

Perché ci sta così a cuore il saluto dei bambini?

Che cosa cerchiamo davvero quando pretendiamo che dicano “grazie” o che salutino? Spesso entrano in gioco fattori che non riguardano il bambino, ma noi adulti:

  • L’immagine sociale: L’idea che la buona educazione sia un’etichetta verbale.
  • La paura del giudizio: Il timore che gli altri ci considerino genitori poco attenti.
  • Il peso delle aspettative: Non riusciamo a reggere che un adulto, che saluta con enfasi, non riceva una risposta analoga da un bambino.

Provate a fare un salto nel passato. Trenta o quarant’anni fa, quando eravamo noi i bambini e ci tenevano per mano chiedendoci: “Dai, saluta la signora!”. Come vi sentivate? E come vi sentivate quando arrivava il corollario: “Eh, oggi ha perso la lingua!”? Quella frase non era per voi, era un autogiustificazione dell’adulto per dire: “Lo sa che deve farlo, gliel’ho detto mille volte!”.

Cosa significa “salutare” per un bambino?

Andiamo ad analizzare l’atto del saluto dal punto di vista pedagogico. Salutare è accogliere, ma è anche lasciar andare. Per alcuni bambini (e anche per alcuni adulti), questo passaggio richiede una fatica emotiva tremenda.

Esistono dinamiche emotive profonde che dobbiamo imparare a leggere:

  1. L’intensità del ricongiungimento: Avete mai visto bambini che scoppiano a piangere quando ritrovano la mamma al nido? È un’emozione fortissima che non riescono a contenere.
  2. La fatica del distacco: Altri bambini, quando amici o parenti se ne vanno, non riescono nemmeno a guardarli. Non è maleducazione: è l’incapacità momentanea di gestire la fine di un’interazione piacevole.

Per superare questi momenti occorrono tre ingredienti fondamentali: pazienza, esempio e fiducia incondizionata.

Il sentimento della gratitudine vs la parola vuota

Il concetto di “grazie” o di saluto per pura convenzione sociale è estremamente lontano dal mondo interiore dei bambini. È qualcosa che va testimoniato dall’adulto e che si acquisisce con l’esempio.

Possiamo accompagnare i bambini con un esempio gratuito, totalmente privo di pretese. Io, adulto, dico un “grazie” autentico perché provo gratitudine, la parola deve essere il contenitore di quel sentimento profondo. Il bambino deve avere accanto adulti che gli facciano fare esperienza concreta della gratitudine e “respirarla”; non se ne fa nulla di una parola vuota pronunciata per obbligo.

Un giorno, magicamente e quando meno ce lo aspettiamo, lo dirà anche lui. O forse troverà altre modalità per esprimere quel sentimento: un abbraccio, un sorriso, dei salti di gioia. La nostra sfida è saper leggere queste manifestazioni.

Strategie pratiche: educare senza forzare

Il bambino imparerà a salutare nella misura in cui, proprio ora che non ce la fa, verrà continuamente salutato senza condizioni.

  • Evitare le forzature: Invece di prenderlo per un braccio e obbligarlo a dire “Ciao nonna”, provate a mediare il saluto salutando al suo posto.
  • Continuare a dare l’esempio: in ogni situazione salutare estranei e conoscenti con naturalezza: i bambini osservano!
  • Il bacio che vola: Potete dire: “Ciao, la nonna va a casa… ti manda un bacio che vola fino da te!”. Il bambino può restare sul divano e sapere che quel bacio sta arrivando. Potrà prenderlo, farne volare uno a sua volta, o semplicemente lasciarlo fluttuare nell’aria.

Questo approccio rispetta i tempi dello sviluppo sociale e costruisce una base solida per un’educazione autentica e non performativa.

Dott.ssa Laura Mazzarelli, Pedagogista

Approfondimenti consigliati (Webinar)

Se vuoi approfondire come gestire le emozioni dei bambini e come porre limiti che non siano semplici imposizioni, ti consiglio questi webinar dal mio catalogo formativo:

APPROFONDIMENTO WEBINAR >>  Regole e limiti: da impedimento a sentimento

APPROFONDIMENTO WEBINAR >> I capricci: una sola parola per troppe emozioni

 
 

FAQ – Domande Frequenti – I Bambini che non Salutano e non dicono Grazie

Mio figlio non saluta mai gli estranei, devo preoccuparmi?

No, è del tutto normale. Molti bambini attraversano fasi di forte timidezza o diffidenza verso chi non frequentano quotidianamente.
È una forma di protezione del proprio spazio emotivo. Continua a salutare tu con naturalezza: l’imitazione farà il resto nel tempo.

È utile punire un bambino se non dice “grazie”?

La punizione trasforma un gesto di cortesia in un conflitto di potere. La gratitudine è un sentimento complesso: si insegna praticandola,
non esigendola. Punire un bambino rischia di creare un’associazione negativa con l’atto di ringraziare.

Come rispondere a chi mi critica perché mio figlio non saluta?

Puoi intervenire con dolcezza e fermezza: “Anche io come te so che il saluto è importante e infatti sto lavorando su questo aspetto con il mio
bambino nel rispetto dei suoi tempi”. Questo protegge il bambino dal senso di colpa e comunica all’altro adulto che stai rispettando i tempi educativi di tuo figlio.

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